Irène Némirovsky: il talento e il ricordo

In anni recenti la casa editrice Adelphi, lungimirante, ha pubblicato le opere di un’autrice fino a poco tempo sconosciuta in Italia, dotata di una straordinaria intensità narrativa, segnata da un crudele destino e finalmente riscoperta da lettori ed editori di tutto il mondo. L’importanza di Irène Némirovsky, nata a Kiev nel 1903 e morta ad Auschwitz nel 1942, appare di elevatissima portata da un punto di vista letterario, storico e psicanalitico: non è un caso se proprio a lei, nei giorni della Memoria, l’Assessorato alle Pari Opportunità di Napoli dedicò l’incontro del 26 gennaio 2008 presso l’istituto francese Le Grenoble, in cui fu ospite la figlia e curatrice Denise Epstein. Tragica esistenza per Irène, giovinetta appassionata di letteratura francese, con genitori ricchi e mondani poco inclini all’affettuosità, soprattutto l’odiata madre, la quale ritorna continuamente sublimata in tutte le opere della figlia. La Rivoluzione Bolscevica del 1917 spinge la famiglia a rifugiarsi in Francia, dove Irène vive felice circondata dal proprio talento artistico, dal marito Michel Epstein e dalle figlie Denise ed Elisabeth; purtroppo la furia nazista non risparmia nessuno e, nonostante la conversione al Cristianesimo, Irène e Michel vengono deportati e uccisi nell’inferno di Auschwitz. Il sogno così si spezza drammaticamente, ma un barlume di speranza splende a dimostrazione che l’amore e la bellezza delle parole possono sopravvivere alla rovina. Il dono della Némirovsky è racchiuso nei suoi splendidi libri, da leggere tutti d’un fiato, eleganti e torbidi: solo per citarne qualcuno, David Golder, Il ballo, Jezabel, La moglie di Don Giovanni, Un bambino prodigio, Il vino della solitudine, Il signore delle anime, Due, Come le mosche d’autunno e Suite francese, apparso postumo in Francia nel 2004 dopo il ritrovamento romanzesco del manoscritto: conservato in una valigetta dalle figlie e considerato un prezioso ricordo senza importanza letteraria, al momento di cederlo all’Institut Mémoir de l’Édition Contemporaine, Denise lo dattiloscrisse, finché la critica e saggista Mjriam Anissimov ne riconobbe il valore e insistette per la sua pubblicazione. Se dovessi operare una scelta, direi di immergervi nel mondo di Jezabel e di scoprire il mistero che avvolge l’omicidio di un giovane per mano di Gladys Eysenach, donna fatale, bellissima, adorata, vittima della propria mondanità e idolatria, in cui è facile scorgervi l’immagine della terribile madre di Irène. Da figlia a madre e da madre a figlia, dunque, nella realtà come nella finzione, al cospetto di un doloroso passato ma nella conferma e nella riconciliazione di un luminoso presente.

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