Persepolis: dal velo al punk rock

Marjane Satrapi è una girovaga, un’eterna viaggiatrice, sradicata dalla patria d’origine ma a suo agio nel mondo. Una “bisessuale” del fumetto, come lei si definisce, sempre in bilico tra disegno e scrittura. Nata in Iran nel 1969, trascorre l’infanzia a Teheran in una famiglia di idee progressiste, frequenta il Lycée Français ed è testimone del travagliato processo che porterà l’Iran da monarchia a repubblica teocratica, attraverso la rivoluzione islamica. Nel 1983, quattordicenne, i genitori decidono di mandarla a Vienna in un collegio francese, data la pericolosità della situazione politica e civile, finché, dopo una serie di peripezie e di scontri con il mondo occidentale, Marjane fa ritorno a Teheran di sua volontà, per studiare Belle Arti. Persepolis ci dice tutto questo e molto di più, essendo il racconto autobiografico a fumetti di una formazione personale estrema e appassionata: da Bruce Lee a Che Guevara, dagli Abba agli Iron Maiden, dalla ferocia dello scià all’altrettanta violenza dei Pasdaran, passando per le lotte, il femminismo, la ragione, l’amore e il dolore della separazione. L’arma dell’ironia non cede mai al pietismo o al sarcasmo pesante fine a se stesso, il divertimento è puro, sincero, trascinante, coinvolge e fa pensare, ma con forza e orgoglio. Nel 2002 Marjane ha conosciuto il successo con le 300.000 copie vendute, diventando invisa all’Iran, dove annovera troppi nemici tra i Guardiani della religione e della tradizione dell’Islam. Dopo che negli Stati Uniti Persepolis è diventato una lettura obbligatoria in 250 università, si è fatto strada il progetto del film: scritto da Marjane con Vincent Paronnaud, in lingua francese, candidato all’Oscar, ha vinto il Premio della Giuria al Festival di Cannes del 2007 e due premi César nel 2008. Doppiato in lingua originale da Chiara Mastroianni (Marjane), Catherine Deneuve (Tadji, la madre), Simone Abkarian (Ebi, il padre), mentre in italiano, rispettivamente, da Paola Cortellesi, Licia Maglietta e Sergio Castellito, gode di unaa tecnica suggestiva, tra giochi d’ombra e bianco e nero, alternando l’uso del colore nelle scene ambientate ai “giorni nostri”. Oltre che per la vicenda, attualissima per tutti, consiglio doverosa la visione per il semplice motivo che è esilarante e affascinante nell’uso dei disegni e nell’associazione di questi con dialoghi e momenti chiave: Marjane si dimostra una donna eccezionale per l’inventiva e il coraggio della narrazione, nonché una geniale umorista nel ricordarci che la giovinezza viaggia a braccetto con il riso, mentre il cinema e l’immagine sono sì denuncia ma anche uno splendido gioco.

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