Ma cosa sono diventato, perdio!

Ma cosa son diventato, perdio! Che diritto avete voialtri d’ingombrare la mia vita, di rubare il mio tempo, di frugarmi nell’anima, di succhiarmi il pensiero, di volermi vostro compagno, confidente, informatore? Per chi mi avete preso? Sono forse un attore salariato per recitare tutte le sere, dinanzi ai vostri musi da schiaffi, la commedia dell’intelligenza?Son forse uno schiavo comprato e pagato che debba inchinarmi ai vostri capricci di sfaccendati e offrire in omaggio tutto quello che so e fo? Io sono un uomo che vorrebbe vivere una vita eroica e rendere più sopportabile il mondo ai suoi occhi. Se in qualche momento di debolezza, di abbandono o di bisogno, scaglio nel mondo qualche sdegno raffreddato in parole, qualche sogno infagottato in immagini, pigliatelo o buttatelo via, ma NON MI SECCATE. Sono un uomo libero; ho bisogno della libertà, ho bisogno di star solo, ho bisogno di rimuginare fra me e me le mie vergogne e le mie tristezze, di godermi il sole e i sassi della strada senza compagnia e senza discorsi, con la sola musica del mio cuore. Cosa volete da me? Quel che io voglio dire lo stampo; quel che voglio dare lo dò. La vostra curiosità mi fa stomaco; i vostri complimenti mi umiliano, il vostro the mi avvelena. Non debbo nulla a nessuno e ho da fare i miei conti soltanto con Dio, se esiste. Un artista è sempre solo, se è un artista.

(Giovanni Papini, da Un uomo finito, riportato in Henry Miller, Tropico del Cancro)

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