Dilemma morale

Mi trovo davanti a un dilemma morale. E sono qua a chiedere lumi, perché non so bene a che santo votarmi. Mi spiego. Ieri in biblioteca sono rientrati dei libri presi in prestito da una utente. E fin qua tutto normale. La persona in questione è una ragazza, in questa sede la chiamerò Eva. Eva è giovane, ama la poesia e ha pubblicato anche dei libri di poesia. Lo fa con grande passione e trasporto, ha un sogno e in esso ci crede, nonostante alcune difficoltà, come la lingua. Eva è straniera e spesso mi racconta le sue vicissitudini passate, in un paese marchiato da una guerra cruenta e insensata, come sono sempre le guerre. Ebbene, i libri restituiti ieri erano fortemente sottolineati e annotati. Come sapete, questo non si fa con i testi appartenenti a una biblioteca pubblica. Al momento non ho detto nulla, non so bene il motivo. Un moto d’istinto, o di allerta. Fatto sta che, incuriosita dalla natura di quegli appunti, ho recuperato lo storico dei prestiti di Eva, ho preso a scaffale tutti i libri che aveva letto e li ho sfogliati. Mi sono accorta che tutti gli aggettivi femminili di quei libri erano non solo segnati ma anche numerati. Chiara Gamberale una delle autrici più amate, o bistrattate, a seconda dei punti di vista. Sebastiano Vassalli invece completamente ignorato. Al che, l’eureka della lampadina mi si è accesa nella mente. Un ricordo, un riverbero semantico. Sono andata a scovare il libro di poesia pubblicato da Eva. E ho appurato quello che, fino a quel momento, poteva apparire solo una folle, machiavellica, romanzesca paranoia. Eppure, era tutto lì sotto i miei occhi. Mi pareva di essere dentro un libro di Roald Dahl, come Il libraio che imbrogliò l’Inghilterra o meglio ancora Lo scrittore automatico. Ciascuna poesia, pubblicata nel libro di Eva, era formata dalle parole sottolineate nei libri della biblioteca. Seguivo i numeri e scoprivo i versi. Una sciarada, un rompicapo, un affascinante verboso tranello.

La mia domanda è la seguente: che cosa devo fare? In quanto bibliotecaria, dovrei chiamare Eva e ammonirla severamente, farla venire in biblioteca a cancellare tutte le sottolineature e annotazioni. Una parte di me, invece, non vuole smascherarla e svelare il suo segreto.

Al momento, sono combattuta tra la ragione e il sentimento, tra la solidarietà e la professionalità. Io non voglio rubare i sogni a nessuno. Tantomeno a Eva.

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8 thoughts on “Dilemma morale

  1. Caspiterina…..
    Mah…guarda tu hai delle responsabilità. Dalle quali non puoi esimerti: non puoi scegliere. Dico io…almeno dirle non solo di cancellare ma di non farlo più. I libri sono di tutti e non è giusto che lei li faccia “suoi” in questo modo. Poi dell’uso che ne abbia fatto delle parole…beh…sono fatti che lei vedrà con la sua coscienza.
    Non ti pare?
    Perchè se chiudi un occhio ora…poi dovrai chiudere anche l’altro…
    Per quanto il riguarda il suo segreto non lascerei trapelare nulla.
    Questa è la mia opinione.
    Una buona serata a te…
    .marta

    • Leggendo il tuo commento e quello delle altre persone, penso proprio che sceglierò la strada della professionalità neutra: no alle sottolineature, perché ci sono i taccuini, perché esiste “il diritto del libro” e di tutti gli altri utenti (come giustamente fatto notare qua sotto), perché i libri costano…ma non farò trapelare la mia innata curiosità :D!!!

  2. sono.. temporaneamente bibliotecaria anche io. E… giusto per corroborare i tuoi dubbi, ritengo che il diritto mio si fermi dove comincia quello altrui (esistono, per citare Pirandello 😉 ) foglietti e taccuini, per quanto l’ispirazione del contesto verbale possa smarrirsi: e, soprattutto, le fotocopie-per-lavoro. Sottolineabili).
    Dove comincia quello altrui, anche, di scrivere, di leggere, di creare nell’un senso e nell’altro, di ricevere in un libro sottolineato ‘ad arte’ le suggestioni di quella ‘sciarada’ appunto. Ma anche di creare da una tabula rasa.
    Ed esiste però anche il diritto del libro… (‘del’ soggettivo e oggettivo)..
    E il diritto, dell’italiano come dello straniero qualunque sia la sua storia, ad esser trattato senza discriminazioni neppure al contrario.
    Senza discriminazioni.
    Mi fermo qui, mi sono prodotta in già abbastanza equilibrismi..?
    In bilico.
    Nota indispensabile: il tuo post stesso è infinitamente suggestivo. Grazie!

    • Mi piace moltissimo la questione del “diritto del libro” e anche la riflessione sullo straniero, che in effetti mi ero posta come un limite mio personale e non come una manifestazione di tolleranza! In fin dei conti, così facendo, mi pare di soggiacere a quelle odiosa e paternalistica idea del “mito del buon selvaggio” in puro stile settecentesco…Grazie a te!!!

  3. Anziché “ammonirla severamente” puoi ammonirla “dolcemente”? Cioè fargli notare che hai visto delle sottolineature e che non si “potrebbero” fare… Eva va anche ammirata e il suo segreto protetto.

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