Tra sottosuolo e sole

Natura

“Il dolore di fronte al bello, mai più vero che nell’esperienza della natura, è tanto l’anelito verso ciò che esso promette senza però riverlarvisi, quanto sofferenza per l’insufficienza della manifestazione che lo manca nel suo volergli rassomigliare. Ciò si estende al rapporto con le opere d’arte. L’osservatore sottoscrive, inintenzionalmente e inconsapevolmente, il patto con l’opera di sottomettersi ad essa affinché questa parli. Nella ricettività giurata sopravvive lo spirare della natura, il puro abbandonarsi. Il bello naturale condivide la debolezza di ogni promessa insieme all’inestinguibilità di essa. Per quanto le parole possano rimbalzare dalla natura, tradirne il linguaggio come quello da cui esso qualitativamente si stacca – nessuna critica della teleologia della natura può eliminare il fatto che i paesi del sud conoscano giorni senza nuvole che sono come in attesa di essere percepiti. Volgendo alla fine così raggianti e sereni come sono cominciati, da essi proviene che non tutto…

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