BAMBINI NEL TEMPO

Quando ero bambina,
quel giardino variopinto
dove solevo correre
immaginando
avventure gentili e
guerriglie armate
appariva ai miei occhi
liberi
grande e sconfinato
immenso di beltà e
pericoloso come
rose appuntite.
Il lussureggiante verde,
irto di nemici e streghe,
le fronde degli alberi
ombrose e fluttuanti
ricche di un segreto
che a stento le foglie
non rivelavano.

Noi bambine,
così fiduciose nell’ignoto
riverbero estivo
che porta con sé
frutti dolci e
promesse mancate,
scorgevamo nel bosco
dai lunghi pensieri
un’impronta rarefatta
e densa della fantasia
che ci accompagnava,
la tenera disfatta
degli anni che
nell’età riaccende
il rimpianto greve
del suono,
una risata o lo scalpiccio
di rapidi piedi alati,
scalzi di verità,
e il doler del Fato,
che del nostro
infantile galoppare
ha fatto un destriero
abile dal vello lucido e
le nari schiumanti.

Quando ero bambina,
il cortile della mia scuola
pareva il castello delle fiabe.

Ora lo guardo,
e sventurato e spoglio
torna ricco di giovinezza.

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