Porta un amico in biblioteca 2013 – Quarta edizione

Quaderno di un bibliotecario

Porta un amico - Lega

Cominciamo, oggi, la lunga marcia verso Porta un amico 2013 – Quarta edizione.

QUANDO

DAL 19 AL 26 OTTOBRE 2013 in tutte le biblioteche d’Italia e non solo.

COS’E’ PORTA UN AMICO IN BIBLIOTECA

Settimana di mobilitazione per far conoscere le biblioteche pubbliche e private. Solo il 15% della popolazione entra in biblioteca. L’obiettivo è quello di portare il restante 85% a conoscere le potenzialità delle biblioteche dei loro comuni, quartieri, rioni. Dal 19 al 26 ottobre 2013 invitiamo i nostri utenti ad accompagnare un amico, che non è solito frequentarla, in biblioteca e a ragalargli la tessera. Facciamolo diventare uno dei nostri.

Ai sistemi bibliotecari che volessero patrocinare l’iniziativa chiediamo di comunicarlo a gprinelli@gmail.com, allegando il logo del Sistema stesso, per poterlo aggiungere sia sulla pagina dedicata alla manifestazione.

COME…

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Haruki Murakami: l’arte di correre e il mestiere di scrivere

Il mestiere di scrivere

“L’arte di correre” è una riflessione sul talento, sulla creatività e più in generale sulla condizione umana; l’autoritratto di uno scrittore-maratoneta, di un uomo di straordinaria determinazione, di profonda consapevolezza – dei propri limiti come delle proprie capacità -, di maniacale autodisciplina nel sottoporre il proprio fisico al duro esercizio della corsa; e non da ultimo la sorpresa di scoprire che un autore celebrato per la potenza della sua fantasia sia in realtà una natura estremamente metodica, ordinata, agli antipodi dello stereotipo dell’artista tutto «genio e sregolatezza».

La corsa e la scrittura

«Scrivere un libro è un po’ come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno».

Murakami descrive il rapporto tra corsa e scrittura non tanto in termini di ispirazione diretta quanto di complementarietà. Da un lato la corsa compensa…

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Come fa un editor a scegliere un libro?

VITA DA EDITOR

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Come fa un editor a scegliere un determinato libro e non un altro? Ecco il vademecum di Elisabetta Migliavada, responsabile della narrativa Garzanti.

1) Ascolta la pancia, ascolta il cuore. Sì perché prima di tutto, sin dalle prime pagine, deve scattare qualcosa di istintuale. È una sensazione, che senti precisamente tra lo stomaco, la pancia e il petto. La sensazione che quel libro va preso. Un qualcosa che non so definire, un po’ come l’innamoramento.

2) Premia la chiarezza. Premia la cura della lingua. La scelta delle parole. Premia la freschezza e l’immediatezza. La capacità che solo alcuni scrittori hanno di farti vivere quello che stai leggendo sia che sia ambientato in un mondo che conosci bene, in un mondo lontano e sconosciuto, in un passato o in un futuro oscuro.

3) Quelle parole che stai leggendo devono far viaggiare la tua mente. Devono permetterti di annullarti. […]

4)…

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Letteratura x7

incroci-civilta

Al via la settimana della letteratura cafoscarina. Si parte lunedì 8 aprile con gli autori esordienti, si continua il 9 con ‘Incroci di poesia’ e ‘Letteratura e Sport’ . Mercoledì 10 è la giornata-omaggio ad Antonio Tabucchi con il documentario “Elogio della finzione”. Dal 10 al 13 aprile la scena è tutta per INCROCI DI CIVILTA’, Festival internazionale di letteratura a Venezia

Lunedì 8 aprile dalle ore 14.00
Auditorium Santa Margherita
Ca’ Foscari
Gli esordi. Letterature al futuro
Benedetta Centovalli – Giunti Editore
Alessandro Casellato – Università Ca’ Foscari Venezia
conversano con:
Simona Baldelli – autrice di Evelina e le fate
Giacomo Verri – autore di Partigiano Inverno

Chiara Valerio – Casa Editrice Nottetempo
Alessandro Cinquegrani – scrittore
conversano con:
Laura Fidaleo – autrice di Dammi un posto tra gli agnelli
Pierpaolo Vettori – autore di Le sorelle Soffici

martedì 9 aprile dalle ore 10.00
Auditorium Santa Margherita
Ca’ Foscari
Incroci di Poesia Contemporanea 8
intervengono:
Alicia Stallings, Stati Uniti
José María Micò, Spagna
Tony Mochama ‘Smitta’, Kenya
Ko Un, Corea

Silenziofono: Performance su Luca Gherasim

Ore 17.30
Spazi Espositivi
Ca’ Foscari
Letteratura e Sport

Presentazione del libro
A.B.C. Chievo di Alessandro Niero
intervengono:
Alessandro Niero
Fabrizio dall’Aglio, Passigli Editore
Darwin Pastorin, giornalista
Roberto Galaverni, Corriere della Sera

Mercoledì 10 aprile
dalle ore 10.00
Auditorium Santa Margherita
Ca’ Foscari
Omaggio ad Antonio Tabucchi
intervengono
José Sasportes, scrittore
Roberto Francavilla, Università di Genova

Giulio Giorello, Università di Milano

Alberto Rollo, Giangiacomo Feltrinelli Editore
Vincenzo Arsillo, Università Ca’ Foscari Venezia

Proiezione del documentario
Elogio della finzione. Un ritratto di Antonio Tabucchi
incroci-volontari

INCROCI DI CIVILTA’
Festival internazionale di Letteratura a Venezia – VI edizione
da mercoledì 10 aprile a sabato 13 aprile

22 scrittori provenienti da 18 paesi incontrano il pubblico dei lettori
http://www.incrocidicivilta.org

Partecipa a VIDEOLEGGO/BOOKCLIPS, video-concorso di Ca’ Foscari e Veneto Banca per studenti italiani e stranieri. Videoregistra e racconta in 2 minuti al massimo, con il tuo stile, il romanzo o racconto di qualsiasi epoca e letteratura che più ti ha emozionato. I vincitori saranno premiati dagli scrittori del Festival Incroci di Civiltà e da un rappresentante di Veneto Banca Auditorium Santa Margherita. In palio un montepremi di 1.200 euro

Pier Paolo Pasolini

Cuore Letterario

A UN PAPA

Pochi giorni prima che tu morissi, la morte
Aveva messo gli occhi su un tuo coetaneo:
a vent’anni , tu eri studente, lui manovale,
tu nobile , ricco ,lui un ragazzaccio plebeo:
ma gli stessi giorni hanno dorato su voi
la vecchia Roma che stava tornando così nuova.
Ho veduto le sue spoglie, povero Zucchetto.
Girava di notte ubriaco intorno ai Mercati,
e un tram che veniva da San Paolo, l’ ha travolto
e trascinato un pezzo pei binari tra i platani:
per qualche ora restò lì , sotto le ruote :
un po’ di gente si radunò intorno a guardarlo,
in silenzio: era tardi, c’erano pochi passanti.
Uno degli uomini che esistono perché esisti tu,
un vecchio poliziotto sbracato come un guappo,
a che s’accostava troppo gridava: “Fuori dai ciglioni”.
Poi venne l’automobile d’un ospedale a caricarlo:
la gente se ne andò, restò qualche brandello qua…

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3 aprile 1963 I have a dream…

“I have a dream”

(di Martin Luter King)

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra.

Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità.

E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza.

Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo.

Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia.

Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste.

Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli.

E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande.

Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente.

Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice.

Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione.

E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza.

Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York.

Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve.

Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non soltanto.

Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà.

E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

“Little Free Library”: le piccole biblioteche pubbliche

Fools Journal

Si chiamano “Little Free Library“, sono state ideate da Todd Bol e Rick Brooks e servono a promuovere la letteratura nel vicinato. Basta creare un piccolo box, che si può comprare online o costruire da soli, e lo scambio può iniziare: prendi un libro e ne lasci uno, in modo tale da creare comunicazione tra i vicini, diffondere la cultura e, perché no, creare un piccolo angolo di arte pubblica. Semplicemente delizioso.

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Per saperne di più, visitare il sito dell’iniziativa: http://www.littlefreelibrary.org/

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