Un paio di occhiali (rubo il titolo alla Ortese)

Avete presente quando nei cartoni animati la protagonista femminile si tira su i capelli o indossa i pantaloni e inspiegabilmente tutti la credono un maschio? E noi dal divano pensiamo “Ma vah, si vede benissimo che è una femmina! che cavolo, ha solo nascosto i capelli sotto un cappello!”?
Ecco, venerdì sera mi è successa una cosa simile.
Sono uscita con la mia migliore amica e siamo andate in un pub messicano del centro città: naschos, tortillas, chili e birra rossa. Carine. Lei con abito verde e i capelli ricci, io con tubino nero anni ’60, caschetto scuro e, cosa più unica che rara, le lenti a contatto. Un filo di trucco in più, ma insomma solitamente vengo riconosciuta a colpo sicuro dalle persone che mi hanno vista quando avevo tre anni, quindi non era certo la riga di eye-liner a fare quel po’ po’ di differenza.
Intorno alle undici entrano tre ragazzi: essendo estremamente fisionomista ne riconosco subito uno in quanto utente abituale di una delle due biblioteche dove lavoro in pianta stabile. La cameriera a un certo punto si avvicina al nostro tavolo e dice che i ragazzi avrebbero piacere a offrirci qualcosa da bere. Io vado nel panico totale, il mio primo pensiero è “Mio-dio-cosa-come-dove-devo-dirlo-a-Riccardo??”, a cui segue un laconico “Santo-cielo-sono-proprio-una-trentenne”. Dato che la mia amica è single risolve subito la situazione ordinando due tequila. Ovviamente i ragazzi ci invitano a sedere con loro per scambiare quattro chiacchiere e in fin dei conti non c’è niente di male, uno lo conosco e un altro piace alla mia amica. Quando ci avviciniamo notiamo la giovane età dei ragazzi, quindi arguisco che la mia amica sarà evasiva sull’argomento e si limiterà ad ammettere che “sì, siamo nate anche noi negli anni ’80, più o meno…” (è una decade!). Non appena ci sediamo, io pianto gli occhi in faccia all’utente. Me lo ricordo bene. Prima ha letto tutto Henry Miller, poi è passato a Bukowski e infine a Mauro Corona, di cui ha finito l’ultimo libro in un pomeriggio e non gli è piaciuto affatto. Lui mi guarda, e si chiede chiaramente dove mi ha vista. Ormai era tardi, io non avevo alcun interesse e non mi andava di tirarla lunga, quindi decido di spararmi subito le mie cartucce. “Noi ci conosciamo”, gli dico (silenzio, le altre tre persone si zittiscono e ci ascoltano, incuriositi)
“Mi pareva infatti…”
“Ma non ti ricordi dove mi hai vista…”
“Aspetta…il nuovo bar alle Terazze?”
“No, acqua!”
Mentre sorrido divertita da quella scenetta, lui mi fissa, e fissa, e fissa..finché un lampo accende il suo sguardo.
“Ora mi ricordo. Adesso so dove ti ho vista”, afferma senza alcuna esitazione né ombra di dubbio, battendo il pugno sul tavolo con aria soddisfatta.
“Tu sei una delle ragazze del night club”.
Intercetto in un nano secondo lo sguardo basito degli amici di lui e l’occhio stralunato dell’amica mia.
E con una magistrale mossa da mestrina, sfilo gli occhiali dalla borsetta, li infilo ed esclamo in maniera autoritaria e leggermente minacciosa “Io sono la bibliotecaria!!!”.
“E’ vero, ora che ti sei messa gli occhiali ti riconosco!”
“E se li levo?”
“Eh, allora no”. Ovvio. Scema io a chiederlo.

Non ho ancora deciso se mi sento lusingata oppure offesa.

Nota finale: Dato che c’ero e mi pareva in linea con il discorso del night club, gli ho ricordato che il primo libro preso da lui in biblioteca era stato “Opus pistorum” di Henry Miller e che si vergognava come un ladro mentre effettuavo il prestito…allora ha constatato che ho il privilegio di entrare nelle vite degli altri, scoprire cosa accade tramite le letture e accedere ai dati personali…
“Meglio di facebook, mio caro, meglio di facebook…” gli ho sussurrato andando via, esasperando l’aria minacciosa!

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11 thoughts on “Un paio di occhiali (rubo il titolo alla Ortese)

  1. ma sai che tutte le volte che, mentre leggo, mi si avvicina qualcuno chedendomi “che leggi di bello?”, io rispondo “nulla” e nascondo il titolo libro, qualunque libro stia leggendo?
    la lettura è roba intima! 🙂

  2. esilarante e acuto…! 🙂
    In effetti lavorare in biblioteca mette di fronte a parecchi tipi umani particolarissimi (quasi da Viaggio al termine della notte)… Che la biblioteca e noi che ci lavoriamo e “viviamo” siamo poi considerati un tutt’uno, tanto da assimilarci ad essa (!) è drammatico ma… non ha in fondo, e in senso inedito, risvolti borgesiani…? :)))
    Proprio interessante, questo blog, non ne ho avuto il tempo purtroppo ma devo leggerti più spesso! 🙂

    • Grazie mille per il tuo bel commento!!! E io purtroppo ho pochissimo tempo per scrivere…a breve però pubblicherò il tremendo pezzo sulla terribile direttrice della biblioteca :D! Grazie ancora, andrò a sbirciare nel tuo blog!

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