SE UNA NOTTE D’INVERNO… -un poeta nel 2010-

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Ho scritto questa poesia tre anni fa dopo aver letto Urlo (Howl) di Allen Ginsberg, opera uscita per l’editore Ferlinghetti nel 1956 e citata in giudizio per oscenità nel 1957. Pensando alla contemporaneità in cui viviamo, ne ho rivisitato i concetti e la prosa.

Ho visto le peggiori menti della mia generazione
ammazzarsi tra le file inutili dei programmi televisivi
in prima serata,
rotolarsi nel fango del proprio humus corporale
alla ricerca spasmodica di una
sniffata di notorietà
infetta all’origine malata per natura
immotivata nel tempo
stanca di questo nostro futile
addio di provincia,

per strade impettite d’amianto
incravattate in intellettual torpore
rase al suolo nei secoli da motori
spazzasogni in giganteschi
carri armati da plotone
un’esecuzione continua
manichini travolti che le madri
piangono con sindacale rabbia
e tremano di vendetta contro
quei mostri disumani
chiamati Suv pacchiani di sorrisi
impuniti nella riscossione
del loro saldo morale nottetempo.
Ho visto le peggiori menti della mia generazione
parlare d’amore sotto le luci neonate
di un neon stellato pallore mortale
blaterale blasonate menzogne
anfetaminiche blu e rosse
matrixcazzate oracolari,

scrivere -perdio!-
nei fantablog e libristracci
le loro sterili opinioni liofilizzate
damstronzate EcoFreudiane
supponenti emozioni facili
sapute d’ignoranza
grettofighetta
rastasnob.

Ho visto le peggiori menti della mia generazione
pubblicare carta igienica usata
per giornalisti depravati e media annoiati
dalla noia della loro stessa esistenza
tedio di parola scritta
democratico apogeo
di comunista ghettizzazione
che permette il Tutto
alla generazione del Niente
occhi di trota l’iride dell’orrore
da contemplare in tacito silenzio
senza alcun Sessantotto che irride
alle nostre corde pazze di Sicilia
traumatizzate di metadone st(r)agivolontario
assassinio di giovani lavoratori
competenti di vergogna
per la laurea sudata amata
che esibiscono contenti,
nell’ombra libroaffettiva delle fanciulle in fiore,
alle Coscienza libere
rifugiatesi martiri in uno sperduto
cottage quassù nell’Ovest.

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