IL BOSCO – 2 parte –

Eravamo un bel gruppetto di scalmanati lungo la via dove abitavamo, all’estrema periferia di Lexington : un altro mondo rispetto alla città che andava via via sviluppandosi. Baby Boy, il ciccione che vinceva tutte le gare di abbuffate anche contro i grandi; Dirty Kit, che era capace di suonare con le scorregge l’intero alfabeto e renderlo addirittura riconoscibile; Jamie Big Tree, il ragazzino muto a cui facevamo un sacco di scherzi alle spalle, ma che poi ci batteva regolarmente nelle gare sugli alberi: nessuno saliva più veloce di lui!; Aphrodite, detta Dita, la cui madre era una fanatica religiosa con l’ossessione per la mitologia greca; Honey Moon, che era nera come la pece e magra come un’asse di legno, dotata di una folta chioma di treccine e di denti bianchissimi, una fila di piccole lune: il papà di Honey Moon era l’uomo più gentile e buono del mondo, ma non si fermava mai a bere una birra ghiacciata da Smutty dopo il lavoro, insieme ai nostri padri…quando gli chiesi il motivo, mi rispose che “i negri non reggono l’alcool, quello è roba da bianchi”; allora, si sedeva da qualche parte sul ciglio della strada, con la schiena rivolta verso le case e lo sguardo che vagava da una piantagione all’altra, accendeva un sigaro puzzolente e intonava una cantilena sconosciuta, che non apparteneva a questo tempo ma possedeva un suono antico e triste. Infine, io e Caroline Girly, la mia amica del cuore, la quale fedele al proprio cognome era una ragazzina molto femminile, sempre intenta a scovare nuovi smalti e rubare i rossetti alle sorelle maggiori: la gente della comunità ripeteva spesso che “la Girly n. 4 rischiava di diventare la più smorfiosa e superficiale della famiglia”. Infine c’era Little John, grande e grosso come un montone, dotato di una stazza fuori dal comune: incuteva timore anche negli adulti, e tutti cercavano di non irritarlo. Una volta aveva preso per il coppino e sollevato da terra il parroco nell’ora di catechismo, solo perché gli era stato chiesto di fare silenzio durante la preghiera. Little John non era cattivo, ma bisogna sapere come prenderlo.
E poi c’era Katy Bell, la piccolina del gruppo. La lagnosetta. Aveva quattro anni ed era la sorella minore di Jamie Big Tree: bionda, paffuta, morbida come una ciambella appena sfornata, ci seguiva dappertutto e voleva sempre essere coinvolta nei nostri giochi. “Jamieeeee Jamieeeee Jamieeeee” gridava tutto il tempo, non accorgendosi che il fratello non poteva sentirla mentre lei arrancava dietro di noi cercando di starci dietro. Il padre di Jamie e Katy Bell era un falegname dinoccolato e smilzo, che odorava sempre di segatura e tabacco; la madre invece aiutava in negozio Merle, la parrucchiera dalla chioma fulva e dalle tette gigantesche. Erano brava gente, e nonostante la scempiaggine di Jamie adoravano i loro figli: quando tutti nel quartiere iniziarono a mormorare e compatire i genitori per via del figlio muto, che in realtà era sordo e quindi muto per conseguenza – scoprii in seguito -, invece di nascondersi e chiudersi a riccio si mostrarono in giro più spesso del solito, e ogni volta che qualcuno si soffermava troppo a guardarli, il padre istintivamente stringeva a sé le spalle di Jamie e gli accarezzava la schiena con una lieve pressione della mano callosa. Katy Bell era la mascotte di tutti, persino mia madre si scioglieva in un sorriso quando la vedeva. Ma a noi rompeva le scatole da morire: noi non eravamo adulti, non sentivamo per quella mocciosa lo stesso trasporto di quei grandi burberi che mai cedevano a un gesto di tenerezza se non in sua presenza. Katy Bell aveva il dono di ammansire gli animi, quietare le pene, allietare le feste di paese.
“Oh guardate Katy Bell come mangia il gelato!”
“Come ti chiami tesoro? Fai sentire alla signora come dici bene il tuo nome, su!”
“’ety ‘ell!”
E tutti giù a ridere come matti. Ma adesso Katy Bell era morta, e niente sarebbe mai stato come prima.

Non volevo andare al funerale, ma mia madre mi fulminò con lo sguardo e disse che ero una piccola peste insensibile senza sentimenti. Fui costretta a indossare l’abito nero con le calze e le scarpe di vernice. Mi grattai per tutto il tempo perché la pelle si era irritata a contatto con il sudore e il nylon. Era presente mezza Lexington credo. Si vociferava che ci fossero addirittura il sindaco e le autorità locali. Una tensione terribile si percepiva fin dal sagrato della chiesa, come la minaccia di un temporale improvviso sulle nostre teste. Il terrore serpeggiava tra i banchi, una presenza palpabile e oscura che si faceva strada tra le mani giunte, i menti chini e le palpebre abbassate. Quando muore un adulto il dolore è silenzioso e composto. Ma quando muore un bambino non c’è alcuna pietà e la sofferenza si fa urlante e sorda al perdono. I genitori, che immaginavo distrutti dal dolore, erano seduti in prima fila con i parenti più stretti, i nonni, gli zii e i cugini arrivati in massa da un’altra città vicina. Non riuscivo a vederli, ma alzandomi bene sulle punte potevo scorgere Jamie che si dondolava su e giù, alternando dei movimenti lenti e rotatori a scatti di rabbia nei quali si sbatteva la testa con il pugno chiuso; la madre invece pareva in trance, non si muoveva e restava immobile come una statua di sale. Poi, per una frazione di secondo, vidi il padre. Deglutii forte per spingere nella gola quella palla di saliva asciutta che mi ardeva in bocca. Il cambiamento era stupefacente: quell’uomo era passato dall’essere alto, magro, sodo e scattante ad assomigliare a un vecchio. I capelli, corvini striati da qualche filo d’argento, erano diventati tutti bianchi. Eppure, erano trascorsi solo pochi giorni. Questa è una cosa che non seppi spiegarmi se non con il tempo. Il corpo senza vita di Katy Bell venne ritrovato nel “bosco”. E da quel momento la cosa orribile sparì, come per magia. Io e Caroline ci accorgemmo allora che provavamo una specie di nostalgia: qualcosa di importante ci era stato sottratto, lo sentivamo, e dal giorno in cui il mostro scomparve dalle nostre vite un pezzo di cuore s’inabissò anche dentro di noi. Decidemmo di non dire a nessuno il motivo della morte di Katy Bell. Perché ci pareva ovvio fosse stato il mostro a commettere quell’atto, probabilmente un giorno che la bambina ci stava seguendo, come faceva spesso, e magari aveva attraversato il fiume per cercarci.

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One thought on “IL BOSCO – 2 parte –

  1. Quando leggo qualcosa, la mia mente a volte comincia a proiettare una pellicola.
    Solo a volte, quando ciò che leggo è davvero ben scritto, quando riesce a coinvolgermi.
    Considero un complimento meritato quello che Ti sto per fare: leggendo questo pezzo, la pellicola proiettata dalla mia mente aveva le atmosfere de “Il buio oltre la siepe”… Era in bianco e nero, c’era il doppiaggio in Italiano graffiato dal tempo con quelle voci così riconoscibili: Cary Grant, Jimmy Stewart, Orson Welles… C’era un’America lontana come tempo oltre che come luogo, quella che ho imparato a conoscere attraverso quei film. C’era, anche, un po’ di nostalgia, di quelle nostalgie carezzevoli, però, tiepide come la coperta preferita in Inverno.
    Grazie per la condivisione.

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