Come t’ammazza/o il Dipendente Comunale

Oggi è un giorno mesto. Cupo. Un deliquio nero di pensieri rotti e ansie domate a fatica. Uno di quei giorni in cui hai il nodo in gola, il cuore che batte come un topolino in trappola e lo sguardo crucciato, assente, distorto sul mondo. Uno schifo cosmico, insomma! Ebbene, ecco come la pausa pranzo diventa l’àncora di salvataggio, la meta agognata da raggiungere per raschiare per bene il fondo della propria disperazione in santa pace…Scovare un bar solitario diventa di vitale importanza, non hai fame ma sai che devi mangiare, devi mangiare e con l’andatura, ma non l’appetito, di un vagante di The Walking Dead (vivo e morto non fa differenza, considerato il grado di noia ormai raggiunto dalla serie!) ti avvii proprio là, quel postaccio in cui hai giurato non avresti mai messo piede. Il fascino sordido dell’anonimato, quasi una pennellata di noir che strappa un sorriso pallido e crudele. Ora sei salva. Ci sei. Puoi far cadere la maschera che indossi con disinvoltura da quattro ore. Una copertura tutta charme e professionalità, disponibilità discreta e solida competenza.

Ma poi arriva LUI. Il Dipendente Comunale. Una specie di agente Smith di Matrix in versione sfigata e annacquata, lontana anni luce da Mr. Hugo Weaving. Tenace, non molla l’ossa, quando si accorge della tua presenza sei spacciato. Come trovarsi nudi in una spiaggia piena di gente coperta o con il costume bene asserragliato attorno alle pudenda in una spiaggia zeppa di persone con frittole e pipe al vento.

Cazzo. Cazzo. Cazzissimo. Ti ha vista. Per una frazione di secondo ci hai sperato. Di essere invisibile. Di scomparire. Di essere rapita dagli alieni. Di soffocare con il gamberetto del tramezzino. Che qualcuno chiamasse il DC (Dipendente Comunale…ogni riferimento politico è puramente casuale!) per un’emergenza. Che lo schienale della sedia davanti a te fosse sufficientemente alto, magari abbassandoti un pochino. Che il tonno del secondo tramezzino possedesse qualche magico potere capace di rimpicciolirti. Che giungesse la fine del mondo, in quel momento più attraente e auspicabile rispetto a una conversazione X con il DC in questione.

Ti ha vista. Fattene una ragione.

“Ohhhhhhh ma guarda un po’ chi abbiamo qui! Come va? Come stai? Sono stato dal dentista ormai una settimana fa e mi fa ancora male il dente a masticare…Secondo te è normale, è grave, c’è qualcosa che non va?? No non dirmelo, sono leggermente ipocondriaco e non vorrei agitarmi! Eh dev’essere bello lavorare in biblioteca no?? Vero che è bello? No non dirmelo che oggi in Comune è successo un casino…soliti giri, cattiverie alle spalle e balle varie…una rottura di coglioni che non ti dico…Qualche bel libro da consigliarmi?? No non dirmelo che tanto non ho tempo di leggere e mi resterebbe la voglia! Ma vero che è bello lavorare in biblioteca? Tutto così calmo, tranquillo, sereno…’ccipicchia che fortunella sei! Vero che sei fortunella?? No no dirmelo che c’ho una sfiga io ultimamente, se sapessi, una dietro l’altra me ne capitano…Ma come funziona, cosa fate, che succede?? No non dirmelo che da noi negli uffici è di una noia mortale, poi mi fai invidia, divento nervoso…ed è un casino…Allora….cosa mi racconti di bello?? Ma non troppo eh, mi raccomando!”

“…secondo me non è normale che ti faccia ancora male il dente…Io mi farei controllare al posto tuo. E no, non dirmelo! Buon pranzo”

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La mappa letteraria di Londra

Ho appena scoperto questa meraviglia, tutta da esplorare…da cima a fondo, su è giù, destra e sinistra, in mezzo, qua, là e altrove…Direttamente dalla Literary London Art Collection, è stata creata dall’artista Dex in collaborazione con la designer Anna Burles e cita più di 250 romanzi! Che la caccia abbia inizio!

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La divisione tra lettrici perbene e lettrici per male

Condivido e sottoscrivo!!!

Al di là del Buco

Io apro i libri e anche le cosce. Preferibilmente apro le cosce con un libro in mano. Non so chi sta facendo circolare questa immagine moralista e sessista da morire. La trovi su tumblr e via social. Vorrei dire che fa schifo. Parecchio.

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Allora se avete voglia di raccontarla in modo diverso, sfatando il mito della ragazza per bene che si dedica agli studi o della gran zoccola che è un’ignorantona, potreste inviare foto, immagini, quel che volete voi, a dire che apriamo quel che ci pare e piace senza che nessuno venga a moraleggiare sulla nostra esistenza, inviatemi pure via messaggio, in privato, su facebook o via mail su abbattoimuri@grrlz.net. Così poi pubblico quel che ne pensiamo di questa storia.

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The Reading Girl 1886-7 Théodore Roussel 1847-1926 Presented by Mrs Walter Herriot and Miss R. Herriot in memory of the artist 1927 http://www.tate.org.uk/art/work/N04361 The Reading Girl 1886-7 Théodore Roussel 1847-1926 Presented by Mrs Walter Herriot and Miss R. Herriot in memory of the artist 1927 http://www.tate.org.uk/art/work/N04361

Ps: mi suggerisce Andrea che “per la cronaca…

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La Biblioteca “social”…che mi aiuti??

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Io non ce la faccio. Non ce la faccio a farli andare via così, inconsapevoli, in questo vasto e crudele mondo. Parlo dei ragazzi stranieri, immigrati, che vengono in biblioteca a scrivere il loro curriculum vitae, senza sapere l’italiano…Sicché fanno affidamento su qualche vaga conoscenza grammaticale e/o si rivolgono a quel criminale linguistico di Google Traduttore, il quale ha l’ardire di mandarli in giro per le aziende venete affermando che hanno esperienza nelle seguenti professioni:

– crivellatore di colpi (un serial killer?)
– emarginatore sociale (un sociopatico?)
– trivellatore folle (un attore porno?)
– gestore del vecchio (un gerontofilo bene organizzato?)
– minzione (minAzione?)

E quindi io mi ritrovo, mano sulla coscienza, a correggere di brutto, a tutto spiano, filosofeggiando, inventando perifrasi e competenze, ridendo di sottecchi per le involontarie facezie…ma succede che esagero e allora vengo, giustamente, redarguita in uno strano, esilarante miscuglio glottologico-culturale: “Alicia, pero no està a ridar de nosotros!”. Beccata :D!

11 app per il perfetto bibliotecario

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No, non è né un ossimoro né un paradosso… o meglio, lo sarebbe se ci attenessimo al preconcetto secondo cui il bibliotecario sarebbe un noioso e “sinistro” personaggio refrattario all’innovazione. Ma noi bibliotecari, invece, ci siamo perfettamente adattati ai cambiamenti dell’era digitale!

Perché perfino le app possono essere utili al bibliotecario (e agli utenti della biblioteca)? A nostro parere perché ormai stanno diventando la via di accesso più breve all’informazione, e soprattutto all’informazione aggiornata in tempo reale; perché possono semplificare e dare un valore aggiunto al lavoro; perché arricchiscono e rafforzano l’esperienza dell’utente; perché espandono i servizi e valorizzano i contenuti.

Noi ne abbiamo trovato e provato qualcuna (escludiamo quelle create dalle singole biblioteche o istituzioni culturali per facilitare l’accesso dei loro utenti ai servizi).

Di alcune di esse ci serviamo quotidianamente:

1) Evernote Evernote-1-1udqekh

Questa app gratuita organizza e salva le idee dando la possibilità di scattare foto, prendere…

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L’interprestito, Kiki che consegna a domicilio e il Kansas di Dorothy

Rimettendo mano al blog dopo una lunga assenza è inevitabile cadere nella sensazione nostalgica del “prima” e del “dopo”, di ciò che è stato e di quello che è sopraggiunto…Particolarmente affezionata a questo pezzo, il quale mi riporta indietro nel tempo a un’epoca piuttosto felice, lo ripropongo mentre sistemo le idee e creo ordine nella memoria, in attesa di nuove mirabolanti avventure. Buona domenica a tutti!

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Cosa non si fa per amore dei libri. Cosa non si fa per amore della bicicletta. A questo proposito, e tra poco capirete il perché del bizzarro titolo di questo articolo, voglio raccontare la disavventura di ieri. Premessa: dato che gli interprestiti della Provincia di Treviso sono gratuiti per l’utente e la crisi si fa sentire, la gente ne richiede tantissimi. Diciamo pure che la situazione generale è sfuggita di mano e i costi delle buste con cui spedire via posta i libri da una biblioteca all’altra sono saliti alle stelle. Buste normali 1.28, buste grandi 3.95. Calcolate che io soltanto ne preparo circa 20 a settimana. Ergo, si cerca di risparmiare, ad esempio chiedendo i libri sempre alle stesse biblioteche in modo che nelle buste ci siano almeno 2-3 volumi, oppure tramite la forza lavoro, letteralmente. Dal momento che lavoro in due biblioteche differenti (una delle quali è quella della Terribile Direttrice che mi fa sentire come Matilde Dalverme), è venuto naturale organizzarsi in modo tale da chiedere più libri possibili che trasporto a mano io, dall’una all’altra, proprio come Kiki consegne e domicilio di Miyazaki. Solo che lei, Kiki, come mezzo di trasporto aveva una scopa, in quanto strega. Ecco spiegati i primi due riferimenti del titolo. Ora mancano Dorothy e il Kansas. E mi ricollego finalmente al fattaccio. Giovedì pomeriggio, con orario 14.45-20.15, lavoro nella mia biblioteca preferita. Non è tanto più vicina rispetto all’altra (9,5 km contro 12-13 km), ma situata in una zona dotata di pista ciclabile e stradine di campagne, quindi risulta facile arrivarci, nonché rilassante e corroborante per mente e corpo. Per un’appassionata di bicicletta come la sottoscritta, il paradiso. Nel corso del pomeriggio sbuffo: il mio fortunatissimo collega dell’altra biblioteca, il maschio alfa adorato dalla Terribile Direttrice, domanda libri a raffica che dovrò portare il giorno seguente, utilizzando il cestino della bici in primis, a mano in un secondo momento. Volentieri vengo incontro alle esigenze delle biblioteche. Volentieri sollevo il bilancio della Regione Veneto e della Provincia contribuendo nel mio piccolo. Ma c’è un limite umano: alla decima richiesta d’interprestito, per giunta di un librone di storia dell’arte, ho chiamato il collega sbottando al telefono “OK, O IO O I LIBRI!”. Ci mancava poco che mi sbattessi sulla fronte lo stick con scritto “piego di libri” e formalizzassi una parcella straordinaria in quanto interprestito provinciale biblio-alicesco. Miracolo, sono stata ascoltata. Ma dieci volumoni rimanevano, e io purtroppo sono dotata di un cuore tenero e non me la sono sentita, carogna, di abbandonare il malloppo. Alle 20.00 circa decido di andare via, dato che arrivo sempre in anticipo e avevo svolto le consuete operazioni di chiusura. E meno male. Primo ostacolo, incastrare i pezzi e le parti: ovvero, giocare a tetris con la mia borsa (troppo ingombrante da portare a tracolla) e il super sacchettone libresco. Fiera di me e fiduciosa nei 9,5 km, sono riuscita a farci stare tutto. E sono partita nel fresco di una bella serata estiva, pregustando il piacere di correre sfrecciando nella natura. Ma si sa, la Natura non sempre è benigna, come ci ha insegnato il buon Leopardi, bensì matrigna (e le matrigne sono cattive per definizione!), e tutto d’un tratto ho capito perfettamente cosa provavano il pastore errante dell’Asia e la ginestra. Alle ore 20.20 spaccate si è alzato un vento pazzesco. Folle. Rivoltoso. Dispettoso. In in attimo, il panorama è cambiato, il cielo ha mutato volto e le nubi si sono fatte nere e gonfie, minacciose. Io naturalmente mi trovavo nel punto peggiore per affrontare una situazione meteorologica del genere: in mezzo ai campi, lungo una stradina in salita e stretta, completamente scoperta e priva di ripari. Temevo si sarebbe scatenata una brutta grandinata, un temporale estivo di quelli belli tosti, ma poteva forse essere una cosa tanto banale? E perché no una tromba d’aria? Ed eccoci giunti a Dorothy e al Kansas. Mancavano 4 km e arrancavo…avevo la gonna che volava in faccia come una tenda o la vela di una barca, impedendo la visuale e mettendomi in una posizione alquanto imbarazzante, il manubrio zeppo di libri che sbandava e gli alberi che parevano bombardarmi apposta di rami e foglie. Una scena epica. Mi sembrava di essere nel film E venne il giorno di M. Night Shyamalan, quello in cui la Natura si ribella contro l’uomo disperdendo nell’aria una specie di pulviscolo tossico che induce le persone verso un irresistibile desiderio di morte (morale: tutti si suicidano nei modi più orrendi), o in guerra con Barbalbero, solo che non ero un adorabile piccolo hobbit della contea ma una bibliotecaria incazzata e smutandata. Fine della storia: sono arrivata a destinazione sana e salva, con i capelli arruffati come un nido di rondini, gli occhi pieni di terriccio e il corpo duro come una corda di violino per lo sforzo di tenere a bada la bicicletta e non cadere. Non dimenticherò i miei pensieri lungo quei 4 km: – “cazzo se i libri si rovinano mi tocca ricomprarli!” – “di che colore ho le mutande??” E naturalmente…” non c’è posto più bello di casa propria”. Peccato non avessi le scarpette rosse da sbattere tre volte.

Sull’editoria a pagamento o Dello scrittore vanitoso

Lavorando in biblioteca si entra in contatto non solo con una folta schiera di tipologie umane, ma anche con tutta una serie di attività parallele e complementari al mondo del libro. Non sempre è un aspetto che cerchi e desideri, ma ogni tanto, come molte cose della vita, capita! E ragionando attorno alla Grande Questione sull’editoria a pagamento, non posso esimermi dal ricordare due aneddoti legati a persone differenti accomunate entrambe dai seguenti elementi: aver scritto un libro, essere frequentatori della biblioteca in cui lavorava la sottoscritta e -maledizione alle colleghe chiacchierone !-, aver scoperto che -all’epoca, bei tempi andati- collaboravo con una grossa casa editrice come redattore e correttore di bozze. Apriti cielo. Non l’avessero mai saputo. Ah, dimenticavo. Ultimo fattore, e forse il più forte, che legava le due persone, era quel misto di boria e falsa umiltà che troppo spesso caratterizza praticanti scrittori e poetastri (sono certa che sapete di cosa sto parlando).

Ebbene, fatto sta che, come Pip in Grandi Speranze, vedono in me la loro Miss Havisham, e sbagliano, perché io per loro vorrei essere tuttalpiù Orlick, il Rosso Malpelo della letteratura inglese.

– Il primo Tipo di apprendista scrittore chiede di parlarmi per farsi aiutare: è stato contattato da questa casa editrice ma vuole essere sicuro di fare la mossa giusta…Appena vedo di che casa editrice si tratta, il mio consiglio è categorico: “Lasci stare, le spilleranno solo un mucchio di soldi, dovrà farsi pubblicità da solo e allora tanto vale andare da un tipografo”. Lui mi fissa basito: “I soldi non sono un problema, anzi li spendo volentieri! Quello che voglio sapere è che nessuno rubi il mio libro, il contenuto. Sa, è una grande capolavoro, con idee originali e innovative, non vorrei trovarmi poco tutelato”. Cosa potevo consigliare a quel punto, se non di essere in una botte di ferro, di firmare con la mia benedizione e tante belle cose? Ragazzi, se era contento! Un bambino sotto l’albero di Natale. Il vecchietto del paese che vince alla tombola. Cose così insomma. E lo guardai mentre si allontanava lieto, con i suoi 3.000 euro da spendere e il capolavoro in tasca.

– Il secondo Tipo è il mio preferito. All’inizio di tutto ci fu la disoccupazione. Perse il lavoro, poverino, e quindi aveva tanto tempo libero. Poi arrivò la cotta. Per me. E come le peggiori ragazze popolari dei college americani (in stile Heathers) sputtanavamo alla grande. Infine, ci prese gusto. Lui era uno scrittore, perdinci! Scrisse un racconto e ovviamente, avendo scoperto quello che i personaggi con velleità letterarie non dovrebbero MAI sapere, mi chiese di correggerlo. Lo feci. Era più infame di quanto pensassi. Quando glielo consegnai e lui vide le mie correzioni pareva che fosse stato preso a pugni dall’Uomo Tigre. Ma dato che aveva ancora una cotta, per ringraziare mi fece un regalo; piccola parentesi: se sai che una certa persona lavora in biblioteca e in casa editrice, e sai pure che la madre ha una videoteca ed è critica cinematografica….NON puoi regalarle né un libro né un film! Ma il Tipo 2 che fa? Alla cartoleria di paese acquista il dvd di Full Monty. Giuro. Lo so, è da stronzi ammettere di aver riso sotto i baffi. Pensai fosse tenero e naif, ma ricordai anche che respinse ogni mia correzione…anche quelle grammaticali! Morale della favola: riuscì a pubblicare il suo racconto. Così com’era. Riuscì anche a pubblicare un libro di racconti. Spese tutti i suoi risparmi per farlo e andare in giro a pubblicizzare, consegnare volantini, locandine, inviti ecc….Alla fine, riuscì pure a scovarmi nel nuovo posto di lavoro, accidenti. Ma ormai il libro era pubblicato, e il suo cuore dopo la notizia del mio matrimonio spezzato. E ci scrisse su. Ma questa è un’altra storia.

Per concludere: NO all’editoria a pagamento…e NO all’improvvisazione letteraria, perché tu, scrittore esordiente, non sai di aver scritto un capolavoro ma sai sempre di averlo letto. E si chiama Dickens, Borges, Zola, Calvino, Fenoglio, Austen, Dickinson, Plath, Miller, Maugham e così via.

Amen 😀

p.s. Adesso, marzo 2015, non sono più sposata…ma non diciamolo troppo in giro!

Dei freaks e altri demoni: l’occhio di Diane Arbus

Oggi mi permetto un clamoroso fuori tema per omaggiare la fotografa dei freaks per definizione, ovvero Diane Arbus (New York, 14 marzo 1923 – Greenwich Village, 26 luglio 1971), molto nota per lo scatto Identical Twins (1966) cui si è ispirato Stanley Kubrick in Shining per le gemelle Grady…

 “La cosa che preferisco in assoluto è andare dove non sono mai stata” “Molte persone vivono nel timore che possano subire qualche esperienza traumatica. I freaks sono nati con il loro trauma. Hanno già superato il loro test, nella vita. Sono degli aristocratici” “Io mi adatto alle cose malmesse. Non mi piace metter ordine alle cose. Se qualcosa non è a posto di fronte a me, io non la metto a posto. Mi metto a posto io” “Una fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più essa racconta, meno è possibile conoscere” “L’amore comporta un’insondabile combinazione di comprensioni ed equivoci” “Una fotografia è il segreto di un segreto. Più cose ti dice meno ne sai”

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LIBRICOME: domani attesi James Ellroy, Emmanuel Carrère, Zadie Smith, Pierre Lemaitre

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LIBRICOME: domani attesi James Ellroy, Emmanuel Carrère, Zadie Smith, Pierre Lemaitre

L’edizione dedicata alla Scuola inaugura nel giorno in cui il Ministro Stefania Giannini presenta la riforma.
Domani, sabato 14 marzo, grande attesa per James Ellroy, Emmanuel Carrère, Zadie Smith e Pierre Lemaitre. E fra i protagonisti italiani Sandro Veronesi, Andrea Camilleri, Alessandro Baricco, Francesco Piccolo, Melania Mazzucco, Walter Siti, Massimo Recalcati, Marco Santagata

Promo Libri come 2015

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libricome2015inaugurazioneRoma, venerdì 13 marzo (Comunicato stampa).

Quando si dice precorrere i tempi: ieri sera l’inizio della sesta edizione di Libri come, la grande Festa del libro all’Auditorium Parco della Musicadal 12 al 15 marzo, è stato decisamente “in medias res”. “Quando abbiamo scelto la Scuola non pensavamo certo che avremmo inaugurato proprio con il Ministro e a pochi minuti dalla presentazione di una riforma della scuola” – ha commentato divertito Marino…

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16 film che portano in scena un libreria

(uno, nessuno e) Centomila libri

Riprendendo un articolo di Bookriot “15 movies starring bookstores” elenco qua 15 +1 (tutto italiano) grandi film in cui compaiono delle librerie, che, per chi ama i libri quanto me, sono tra i posti più emozionanti del mondo.

In ordine cronologico:

Il Grande Sonno (1946).

il grande sonnoIl Grande Sonno è un thriller molto complesso. Qui Humphrey Bogart si trova nella Geigers’s Bookstore, dove troverà la chiave per scoprire un importante tassello per trovare un giovane scomparso.

Cenerentola a Parigi (1957).

funny-face1Fred Astaire è un famoso fotografo che irrompe nella libreria in cui lavora Audrey Hepburn per adibirla a set per un servizio fotografico. Inutile dire che la mette a soqquadro, e che la povera e scialba Jo Stockton non è per nulla contenta dell’intrusione, anche se ci guadagna la scoperta di avere un enorme potenziale come modella…

Manhattan (1979).

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Scritto, diretto e interpretato da Woody Allen, Manhattan presenta più scene…

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