LES CORRESPONDANCES

Quel muro
oltrepassai ogni giorno
all’arrivo del tuo passo
lesto.
Fluido di quiete
al posto di sangue
nero,
un’ombra di timidezza
anziché il senso
spavaldo dell’agilità.
Gli occhi nel cuore
a slacciarne il rigore,
i silenzi contesi
a parlare per noi.
Negli anni,
il Tempo clemente
a narrare
la saggezza
dei mondi.
Vivo la mia vita,
e ritaglio nella tua
ogniqualvolta
un fotogramma
di psichedelica
voracità emotiva.

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PHILOSOPHIA

ipazia3

Notte Patrona.
Notte d’ingegno padrona dell’ego.
Culla di saggezza, tomba insonne di
sapidi cuori.
Abbracci d’illuminazione reciproca,
luna che dilaga sui lunghi pensieri.
Astri parlanti, remoti d’ansietà equivoca.
Cerchi ascritti al fondo di millenari sapéri,
docili nella caparbietà dei secoli,
abbienti di ricchezza.
La filosofia del calcolo, speculazione
orfica antro della mente.
L’ombra di Ipazia, che s’inchina al tramonto.

OMNIA VINCIT AMOR

Il sentimento della (mia) carne
mal si diletta con il tuo abbandono.
Lunghe notti annegano così
nel riso amaro dell’addio,
beffa dell’amore
respiro senza onore
dolce rimembranza che accorda favore
a un credo sincero e abusato
che di soli tramontanti e
lune meditabonde ha fatto indigestione.
Il tempo della menzogna
ci ha divorato l’anima,
ma l’amor mio resta soggiogato
dall’afflato della passione,
àncora sgomenta in un mare nero
di urbana superstizione.

IMPOETICITA’ POETICA

Viviamo in un’epoca di impopolare romanticismo.
Per cui, cari signori e affascinanti signore,
sono qua a porgervi l’estremo saluto. Addio!
Addio alla vita, all’amore, al dolore, ai patimenti!
Sono sorta dalle ceneri del sacrificio,
in una notte fonda e greve in cui le Erinni furenti
muggivano di usura nelle viscere terrene
di una fucina infernale.
Come madre, la Natura mutevole e proteiforme
stillante cruento sangue umano;
come padre, l’Intelletto vagabondo e serpeggiante
che il fido collega Mercurio ha avuto premura di
sbattere a destra e sinistra di questo bizzarro mondo.
Nei secoli, le ho provate tutte.
Ah, sfido chiunque ad avere avuto una vita più avventurosa della mia!
Mai un attimo di tregua, mai un cedimento!
Sono stata a letto con gli uomini e le donne più seducenti del pianeta…
Ho fatto l’amore innumerevoli volte
sul palcoscenico del teatro e tra gli spartiti musicali
di grandi commediografi e sublimi compositori!
Nei tempi bui, ho dovuto cedere alle passioncelle
di dilettanti e palloni gonfiati, ruffiani e boriosi ignoranti,
sempre pronta e vibrante nella mia tridimensionalità evocativa.
La semantica, braccio destro dal tessuto nevralgico,
la semiotica, condotto sagace di disciplinare espressività.
Ora sono stanca. Sto perdendo le forze, me ne rendo conto ogniqualvolta
il Signor Nessuno e la Signorina Nullità vengono a farmi visita.
Impossibile essere lasciata in pace, dico!
Certo, le distrazioni sono tante, ma c’è sempre qualcuno che si ricorda di me,
di tanto in tanto, e pretende i miei servigi.
Il fatto è, cari signori e affascinanti signore,
che un tempo ricevevo qualcosa in cambio,
una sorta di pagamento per il lavoro svolto.
Si chiama stipendio, oggi, mi par di aver capito, paga o salario.
Adesso, non c’è più nessuno che si ricorda di darmi quanto mi spetta!
Una lacrima, un bacio, una pubblicazione anche di infima qualità,
un riconoscimento…una rima ben combinata, una litote a senso,
una metafora costruita con gusto! Ora è tutto un cuore-fiore-amore,
un tre metri sopra il cielo e un quattordici lucchetti arrugginiti
a incatenarmi per terra impedendomi di volare!
Sono come quel povero albatros che non riusciva a spiccare il salto dalla nave
per colpa delle goffe e sgraziate ali!
Ecco, voi siete diventati le mie pesanti e affannate ali.
Non trovo più passione né sacra religione a porgere i miei omaggi.
Avete fatto di me la puttana del quotidiano e la pulzella dell’ingenuità.
Credete sia facile essere quella che sono? Solo perché libera, indipendente, caparbia,
non significa che io non meriti delle regole, dei limiti!
Eppure, quel simpaticone prosaico che mi strizza l’occhiolino soddisfatto
nella sua supremazia non lo prendete così sottogamba,
benché abbia lui stesso i suoi bei problemi!
Dunque, alla luce degli eventi, vi saluto. Adieu! Aufidersen! Addio!
La poesia prende congedo da voi, si libra in cielo e…oh!
Ecco come finiva quella mia cara amica…in cielo l’albatros è leggiadro e aggraziato!
Con l’augurio di tutta la pesantezza del mondo, Io, Signora Poesia,
muoio felice come felice sono nata, secoli fa, e nei secoli migliori sono vissuta,
all’ombra e alla luce della vana follia della coscienza umana.

CONNIVENZA

Giocare con te fu divertente,
ma ora che il tuo scherno
si fa vivace
scorgo un male indegno
nella sottile vendetta
della tua paura,
che non è giustizia
bensì corruzione,
rovinoso innesto d’idea
grezza.

LA CAMPANA DI VETRO

L’Amante, novella sposa,
aveva così perduto
il frutto brioso della tamerice
estiva, lussureggiante
di gazze ladre al mattino.
La crudeltà dell’umana ovvietà
si presentò silente all’Uomo
irato, tremebondo infantile furor.
Mai ci fu passione che
resistette allo sposalizio di
ideali di carta.

EMPIETA’

Il giudizio della spada
pesava sordidamente
sul collo bianco
della sventurata fanciulla
che nella confessione
dei peccati pregava
di trovare il perdono
dell’Amante.
Il freddo pungente
della lama sfiorava
impietosa il calore
di quelle vene
azzurrine che palpitavano
di paura al minimo contatto.
Ora, davanti allo Sconosciuto
indifferente alla pena
ed ebbro di vanità,
la fanciulla emise
il flebile giudizio
sugli estremi
della propria condotta
guadagnando il rispetto
della morale.

La spada recise,
ed ella tornò pura.

LA SIRENA

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Rimarrò ancorata a questo amore
come le onde salmastre
agli scogli irti della Cornovaglia,
rosi da secoli di tempeste
e procelle schiumose,
ove la spuma del mare
irretisce le sirene
tessendo la trama
della Strega e degli oceani.