Come t’ammazza/o il Dipendente Comunale

Oggi è un giorno mesto. Cupo. Un deliquio nero di pensieri rotti e ansie domate a fatica. Uno di quei giorni in cui hai il nodo in gola, il cuore che batte come un topolino in trappola e lo sguardo crucciato, assente, distorto sul mondo. Uno schifo cosmico, insomma! Ebbene, ecco come la pausa pranzo diventa l’àncora di salvataggio, la meta agognata da raggiungere per raschiare per bene il fondo della propria disperazione in santa pace…Scovare un bar solitario diventa di vitale importanza, non hai fame ma sai che devi mangiare, devi mangiare e con l’andatura, ma non l’appetito, di un vagante di The Walking Dead (vivo e morto non fa differenza, considerato il grado di noia ormai raggiunto dalla serie!) ti avvii proprio là, quel postaccio in cui hai giurato non avresti mai messo piede. Il fascino sordido dell’anonimato, quasi una pennellata di noir che strappa un sorriso pallido e crudele. Ora sei salva. Ci sei. Puoi far cadere la maschera che indossi con disinvoltura da quattro ore. Una copertura tutta charme e professionalità, disponibilità discreta e solida competenza.

Ma poi arriva LUI. Il Dipendente Comunale. Una specie di agente Smith di Matrix in versione sfigata e annacquata, lontana anni luce da Mr. Hugo Weaving. Tenace, non molla l’ossa, quando si accorge della tua presenza sei spacciato. Come trovarsi nudi in una spiaggia piena di gente coperta o con il costume bene asserragliato attorno alle pudenda in una spiaggia zeppa di persone con frittole e pipe al vento.

Cazzo. Cazzo. Cazzissimo. Ti ha vista. Per una frazione di secondo ci hai sperato. Di essere invisibile. Di scomparire. Di essere rapita dagli alieni. Di soffocare con il gamberetto del tramezzino. Che qualcuno chiamasse il DC (Dipendente Comunale…ogni riferimento politico è puramente casuale!) per un’emergenza. Che lo schienale della sedia davanti a te fosse sufficientemente alto, magari abbassandoti un pochino. Che il tonno del secondo tramezzino possedesse qualche magico potere capace di rimpicciolirti. Che giungesse la fine del mondo, in quel momento più attraente e auspicabile rispetto a una conversazione X con il DC in questione.

Ti ha vista. Fattene una ragione.

“Ohhhhhhh ma guarda un po’ chi abbiamo qui! Come va? Come stai? Sono stato dal dentista ormai una settimana fa e mi fa ancora male il dente a masticare…Secondo te è normale, è grave, c’è qualcosa che non va?? No non dirmelo, sono leggermente ipocondriaco e non vorrei agitarmi! Eh dev’essere bello lavorare in biblioteca no?? Vero che è bello? No non dirmelo che oggi in Comune è successo un casino…soliti giri, cattiverie alle spalle e balle varie…una rottura di coglioni che non ti dico…Qualche bel libro da consigliarmi?? No non dirmelo che tanto non ho tempo di leggere e mi resterebbe la voglia! Ma vero che è bello lavorare in biblioteca? Tutto così calmo, tranquillo, sereno…’ccipicchia che fortunella sei! Vero che sei fortunella?? No no dirmelo che c’ho una sfiga io ultimamente, se sapessi, una dietro l’altra me ne capitano…Ma come funziona, cosa fate, che succede?? No non dirmelo che da noi negli uffici è di una noia mortale, poi mi fai invidia, divento nervoso…ed è un casino…Allora….cosa mi racconti di bello?? Ma non troppo eh, mi raccomando!”

“…secondo me non è normale che ti faccia ancora male il dente…Io mi farei controllare al posto tuo. E no, non dirmelo! Buon pranzo”

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La Biblioteca “social”…che mi aiuti??

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Io non ce la faccio. Non ce la faccio a farli andare via così, inconsapevoli, in questo vasto e crudele mondo. Parlo dei ragazzi stranieri, immigrati, che vengono in biblioteca a scrivere il loro curriculum vitae, senza sapere l’italiano…Sicché fanno affidamento su qualche vaga conoscenza grammaticale e/o si rivolgono a quel criminale linguistico di Google Traduttore, il quale ha l’ardire di mandarli in giro per le aziende venete affermando che hanno esperienza nelle seguenti professioni:

– crivellatore di colpi (un serial killer?)
– emarginatore sociale (un sociopatico?)
– trivellatore folle (un attore porno?)
– gestore del vecchio (un gerontofilo bene organizzato?)
– minzione (minAzione?)

E quindi io mi ritrovo, mano sulla coscienza, a correggere di brutto, a tutto spiano, filosofeggiando, inventando perifrasi e competenze, ridendo di sottecchi per le involontarie facezie…ma succede che esagero e allora vengo, giustamente, redarguita in uno strano, esilarante miscuglio glottologico-culturale: “Alicia, pero no està a ridar de nosotros!”. Beccata :D!

11 app per il perfetto bibliotecario

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No, non è né un ossimoro né un paradosso… o meglio, lo sarebbe se ci attenessimo al preconcetto secondo cui il bibliotecario sarebbe un noioso e “sinistro” personaggio refrattario all’innovazione. Ma noi bibliotecari, invece, ci siamo perfettamente adattati ai cambiamenti dell’era digitale!

Perché perfino le app possono essere utili al bibliotecario (e agli utenti della biblioteca)? A nostro parere perché ormai stanno diventando la via di accesso più breve all’informazione, e soprattutto all’informazione aggiornata in tempo reale; perché possono semplificare e dare un valore aggiunto al lavoro; perché arricchiscono e rafforzano l’esperienza dell’utente; perché espandono i servizi e valorizzano i contenuti.

Noi ne abbiamo trovato e provato qualcuna (escludiamo quelle create dalle singole biblioteche o istituzioni culturali per facilitare l’accesso dei loro utenti ai servizi).

Di alcune di esse ci serviamo quotidianamente:

1) Evernote Evernote-1-1udqekh

Questa app gratuita organizza e salva le idee dando la possibilità di scattare foto, prendere…

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L’interprestito, Kiki che consegna a domicilio e il Kansas di Dorothy

Rimettendo mano al blog dopo una lunga assenza è inevitabile cadere nella sensazione nostalgica del “prima” e del “dopo”, di ciò che è stato e di quello che è sopraggiunto…Particolarmente affezionata a questo pezzo, il quale mi riporta indietro nel tempo a un’epoca piuttosto felice, lo ripropongo mentre sistemo le idee e creo ordine nella memoria, in attesa di nuove mirabolanti avventure. Buona domenica a tutti!

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Cosa non si fa per amore dei libri. Cosa non si fa per amore della bicicletta. A questo proposito, e tra poco capirete il perché del bizzarro titolo di questo articolo, voglio raccontare la disavventura di ieri. Premessa: dato che gli interprestiti della Provincia di Treviso sono gratuiti per l’utente e la crisi si fa sentire, la gente ne richiede tantissimi. Diciamo pure che la situazione generale è sfuggita di mano e i costi delle buste con cui spedire via posta i libri da una biblioteca all’altra sono saliti alle stelle. Buste normali 1.28, buste grandi 3.95. Calcolate che io soltanto ne preparo circa 20 a settimana. Ergo, si cerca di risparmiare, ad esempio chiedendo i libri sempre alle stesse biblioteche in modo che nelle buste ci siano almeno 2-3 volumi, oppure tramite la forza lavoro, letteralmente. Dal momento che lavoro in due biblioteche differenti (una delle quali è quella della Terribile Direttrice che mi fa sentire come Matilde Dalverme), è venuto naturale organizzarsi in modo tale da chiedere più libri possibili che trasporto a mano io, dall’una all’altra, proprio come Kiki consegne e domicilio di Miyazaki. Solo che lei, Kiki, come mezzo di trasporto aveva una scopa, in quanto strega. Ecco spiegati i primi due riferimenti del titolo. Ora mancano Dorothy e il Kansas. E mi ricollego finalmente al fattaccio. Giovedì pomeriggio, con orario 14.45-20.15, lavoro nella mia biblioteca preferita. Non è tanto più vicina rispetto all’altra (9,5 km contro 12-13 km), ma situata in una zona dotata di pista ciclabile e stradine di campagne, quindi risulta facile arrivarci, nonché rilassante e corroborante per mente e corpo. Per un’appassionata di bicicletta come la sottoscritta, il paradiso. Nel corso del pomeriggio sbuffo: il mio fortunatissimo collega dell’altra biblioteca, il maschio alfa adorato dalla Terribile Direttrice, domanda libri a raffica che dovrò portare il giorno seguente, utilizzando il cestino della bici in primis, a mano in un secondo momento. Volentieri vengo incontro alle esigenze delle biblioteche. Volentieri sollevo il bilancio della Regione Veneto e della Provincia contribuendo nel mio piccolo. Ma c’è un limite umano: alla decima richiesta d’interprestito, per giunta di un librone di storia dell’arte, ho chiamato il collega sbottando al telefono “OK, O IO O I LIBRI!”. Ci mancava poco che mi sbattessi sulla fronte lo stick con scritto “piego di libri” e formalizzassi una parcella straordinaria in quanto interprestito provinciale biblio-alicesco. Miracolo, sono stata ascoltata. Ma dieci volumoni rimanevano, e io purtroppo sono dotata di un cuore tenero e non me la sono sentita, carogna, di abbandonare il malloppo. Alle 20.00 circa decido di andare via, dato che arrivo sempre in anticipo e avevo svolto le consuete operazioni di chiusura. E meno male. Primo ostacolo, incastrare i pezzi e le parti: ovvero, giocare a tetris con la mia borsa (troppo ingombrante da portare a tracolla) e il super sacchettone libresco. Fiera di me e fiduciosa nei 9,5 km, sono riuscita a farci stare tutto. E sono partita nel fresco di una bella serata estiva, pregustando il piacere di correre sfrecciando nella natura. Ma si sa, la Natura non sempre è benigna, come ci ha insegnato il buon Leopardi, bensì matrigna (e le matrigne sono cattive per definizione!), e tutto d’un tratto ho capito perfettamente cosa provavano il pastore errante dell’Asia e la ginestra. Alle ore 20.20 spaccate si è alzato un vento pazzesco. Folle. Rivoltoso. Dispettoso. In in attimo, il panorama è cambiato, il cielo ha mutato volto e le nubi si sono fatte nere e gonfie, minacciose. Io naturalmente mi trovavo nel punto peggiore per affrontare una situazione meteorologica del genere: in mezzo ai campi, lungo una stradina in salita e stretta, completamente scoperta e priva di ripari. Temevo si sarebbe scatenata una brutta grandinata, un temporale estivo di quelli belli tosti, ma poteva forse essere una cosa tanto banale? E perché no una tromba d’aria? Ed eccoci giunti a Dorothy e al Kansas. Mancavano 4 km e arrancavo…avevo la gonna che volava in faccia come una tenda o la vela di una barca, impedendo la visuale e mettendomi in una posizione alquanto imbarazzante, il manubrio zeppo di libri che sbandava e gli alberi che parevano bombardarmi apposta di rami e foglie. Una scena epica. Mi sembrava di essere nel film E venne il giorno di M. Night Shyamalan, quello in cui la Natura si ribella contro l’uomo disperdendo nell’aria una specie di pulviscolo tossico che induce le persone verso un irresistibile desiderio di morte (morale: tutti si suicidano nei modi più orrendi), o in guerra con Barbalbero, solo che non ero un adorabile piccolo hobbit della contea ma una bibliotecaria incazzata e smutandata. Fine della storia: sono arrivata a destinazione sana e salva, con i capelli arruffati come un nido di rondini, gli occhi pieni di terriccio e il corpo duro come una corda di violino per lo sforzo di tenere a bada la bicicletta e non cadere. Non dimenticherò i miei pensieri lungo quei 4 km: – “cazzo se i libri si rovinano mi tocca ricomprarli!” – “di che colore ho le mutande??” E naturalmente…” non c’è posto più bello di casa propria”. Peccato non avessi le scarpette rosse da sbattere tre volte.

Sull’editoria a pagamento o Dello scrittore vanitoso

Lavorando in biblioteca si entra in contatto non solo con una folta schiera di tipologie umane, ma anche con tutta una serie di attività parallele e complementari al mondo del libro. Non sempre è un aspetto che cerchi e desideri, ma ogni tanto, come molte cose della vita, capita! E ragionando attorno alla Grande Questione sull’editoria a pagamento, non posso esimermi dal ricordare due aneddoti legati a persone differenti accomunate entrambe dai seguenti elementi: aver scritto un libro, essere frequentatori della biblioteca in cui lavorava la sottoscritta e -maledizione alle colleghe chiacchierone !-, aver scoperto che -all’epoca, bei tempi andati- collaboravo con una grossa casa editrice come redattore e correttore di bozze. Apriti cielo. Non l’avessero mai saputo. Ah, dimenticavo. Ultimo fattore, e forse il più forte, che legava le due persone, era quel misto di boria e falsa umiltà che troppo spesso caratterizza praticanti scrittori e poetastri (sono certa che sapete di cosa sto parlando).

Ebbene, fatto sta che, come Pip in Grandi Speranze, vedono in me la loro Miss Havisham, e sbagliano, perché io per loro vorrei essere tuttalpiù Orlick, il Rosso Malpelo della letteratura inglese.

– Il primo Tipo di apprendista scrittore chiede di parlarmi per farsi aiutare: è stato contattato da questa casa editrice ma vuole essere sicuro di fare la mossa giusta…Appena vedo di che casa editrice si tratta, il mio consiglio è categorico: “Lasci stare, le spilleranno solo un mucchio di soldi, dovrà farsi pubblicità da solo e allora tanto vale andare da un tipografo”. Lui mi fissa basito: “I soldi non sono un problema, anzi li spendo volentieri! Quello che voglio sapere è che nessuno rubi il mio libro, il contenuto. Sa, è una grande capolavoro, con idee originali e innovative, non vorrei trovarmi poco tutelato”. Cosa potevo consigliare a quel punto, se non di essere in una botte di ferro, di firmare con la mia benedizione e tante belle cose? Ragazzi, se era contento! Un bambino sotto l’albero di Natale. Il vecchietto del paese che vince alla tombola. Cose così insomma. E lo guardai mentre si allontanava lieto, con i suoi 3.000 euro da spendere e il capolavoro in tasca.

– Il secondo Tipo è il mio preferito. All’inizio di tutto ci fu la disoccupazione. Perse il lavoro, poverino, e quindi aveva tanto tempo libero. Poi arrivò la cotta. Per me. E come le peggiori ragazze popolari dei college americani (in stile Heathers) sputtanavamo alla grande. Infine, ci prese gusto. Lui era uno scrittore, perdinci! Scrisse un racconto e ovviamente, avendo scoperto quello che i personaggi con velleità letterarie non dovrebbero MAI sapere, mi chiese di correggerlo. Lo feci. Era più infame di quanto pensassi. Quando glielo consegnai e lui vide le mie correzioni pareva che fosse stato preso a pugni dall’Uomo Tigre. Ma dato che aveva ancora una cotta, per ringraziare mi fece un regalo; piccola parentesi: se sai che una certa persona lavora in biblioteca e in casa editrice, e sai pure che la madre ha una videoteca ed è critica cinematografica….NON puoi regalarle né un libro né un film! Ma il Tipo 2 che fa? Alla cartoleria di paese acquista il dvd di Full Monty. Giuro. Lo so, è da stronzi ammettere di aver riso sotto i baffi. Pensai fosse tenero e naif, ma ricordai anche che respinse ogni mia correzione…anche quelle grammaticali! Morale della favola: riuscì a pubblicare il suo racconto. Così com’era. Riuscì anche a pubblicare un libro di racconti. Spese tutti i suoi risparmi per farlo e andare in giro a pubblicizzare, consegnare volantini, locandine, inviti ecc….Alla fine, riuscì pure a scovarmi nel nuovo posto di lavoro, accidenti. Ma ormai il libro era pubblicato, e il suo cuore dopo la notizia del mio matrimonio spezzato. E ci scrisse su. Ma questa è un’altra storia.

Per concludere: NO all’editoria a pagamento…e NO all’improvvisazione letteraria, perché tu, scrittore esordiente, non sai di aver scritto un capolavoro ma sai sempre di averlo letto. E si chiama Dickens, Borges, Zola, Calvino, Fenoglio, Austen, Dickinson, Plath, Miller, Maugham e così via.

Amen 😀

p.s. Adesso, marzo 2015, non sono più sposata…ma non diciamolo troppo in giro!

Cosa possono avere in comune Barry Gifford e J.D. Salinger?

Il 12 marzo odierno è un giorno importante. Incastonata a caso all’interno di un mese soleggiato e dal sentore primaverile, trattasi di una data clou per un certo tipo di Letteratura. In libreria infatti saranno disponibili due libri inediti che faranno la felicità degli appassionati: la saga completa targata Barry Gifford, di ben 800 pagine, che narra le gesta di Sailor&Lula, gli amanti squinternati di Cuore Selvaggio (Wild at Heart) da cui David Lynch ha tratto un clamoroso film premiato con la Palma d’Oro a Cannes nel 1990; l’inedito, udite udite!, di J.D. Salinger – serve forse che io citi un certo Holden Caulfield? – intitolato I giovani, una raccolta di tre racconti. Ergo, grazie alla casa editrice Il Saggiatore e alla Fandango Libri per queste chicche insperate! E ora, vado in libreria a gongolare 🙂

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Sequel, vite interessanti e capolavori sconosciuti

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Manco da giugno. Una pausa lunghissima. Ma non crediate che io non abbia alacremente lavorato per voi. Volete le prove? Ecco (alcuni) risultati delle mie fatiche!

“Ah però signorina bella, che vite interessanti eh? Non le pare?!”
Mi pare sì
(disse la signora ottuagenaria restituendomi “MESSALINA UNA SPUDORATA INNOCENZA” e “I BORGIA”)

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“Vorrei DRACULA di Carlos Ruiz Zafon e CENT’ANNI DI SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI”
Non li avete letti? Peggio per voi. Capolavori.

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Mi piace questo ragazzo. Diego. Ha 12 anni, è uno smilzo dal ciuffo ribelle e l’anima agreste. Ma è un curiosone. Lui vuole sapere. Di recente mi ha chiesto:
– nel medesimo giorno, in un sol colpo: Tre metri sopra il cielo (di Moccia…serve dirlo?) MA ANCHE il Mein Kampf (di Hitler…serve dirlo?)
– ANNA FRANK 2. Il seguito. Per dirla alla Holden Caulfield, mi ha lasciato secca.
“Ma hai letto il primo? Sai come finisce??”
“No. Meglio che lo leggo?”
“Direi di sì!”

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“Mi serve IL FU, di Mattia Pascal, e LA COSCIENZA, di Zeno, mi scusi ma non so il nome completo dell’autore”
Tranquillo, lo so io.
Ah questi due libri continuano a darmi grandi soddisfazioni

L’amore in Biblioteca

E io che pensavo di aver letto troppi libri e aver visto troppi film per essere romantica.
Mi sbagliavo. Il tranello è sempre dietro l’angolo. E nemmeno a dirsi, è un tranello sul quale s’inciampa volentieri.

Appena successo adesso in Biblioteca, ore 12.33 di mercoledì mattina.

Io: “I film vanno restituti entro sabato” (a una coppia sposata, i figli sono alla scuola materna)

Lui, sorridendo alla moglie: “Benissimo. Allora stasera li guardiamo, domani e venerdì facciamo l’amore, e sabato saremo qui. Mi sembra perfetto”

Già. Davvero perfetto.

Ancora un ultimo istante, e riprendo del tutto il mio aplomb.
cuore

Frammenti dei frammenti di un discorso amoroso

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Nel 1977 esce in Francia, per le Éditions du Seuil, questo magnifico libro, Frammenti di un discorso amoroso (Fragments d’un discours amoureux), organizzato per 80 voci ordinate alfabeticamente, che inizia così:

“Nell’amorosa quiete delle tue braccia”

ABBRACCIO per il soggetto, il gesto dell’abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l’essere amato
………………………………………….

“Le parole non sono mai pazze (tutt’al più sono perverse): è la sintassi che è pazza”

“Nel languore amoroso qualcosa se ne va, senza fine; è come se il desiderio non fosse nient’altro che questa emorragia. La fatica amorosa è questo: una fame amorosa che non viene saziata, un amore che rimane aperto”

“Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”

ROLAND BARTHES
Critico letterario francese
12 novembre 1915 • 26 marzo 1980

I migliori strafalcioni del 2013

Non faccio che leggere classifiche e top ten da un paio di settimane a questa parte: i migliori 10 libri, i libri più rivoluzionari, i film più brutti, gli attori più influenti, i migliori dischi etc… (e dopo circa 10.000 post sull’argomento mi viene voglia di essere volgare: i migliori culi, le scopate peggiori, la classifica dei capezzoli più intelligenti, la top five teste di minchia, i titolari più stronzi e via dicendo).
Ma no, non è edificante. E allora ieri, a pranzo, complice una bottiglia di Chardonnay, con i miei colleghi bibliotecari abbiamo rimembrato, tra la gioia e l’ilarità, i migliori strafalcioni in Biblioteca di questo 2013. Star assolute, gli utenti, che ringrazio sentitamente dal profondo del cuore per i doni inaspettati che ci hanno concesso con generosità, alacrità, abbondanza. Buone cose a tutti.

1) Sabato mattina. La mattinata del disturbo per antonomasia. Quella che, se la sera prima ti sei scordata che alle 7 dovevi alzarti e poi essere operativa fino alle 12, ti fotte alla grande. E così è stato, non molte ma poche, determinanti volte. Quindi, sabato 21 dicembre 2013. Entra la classica accoppiata figlio adolescente+genitore: foglietto scribacchiato in mano, capello calato sulla frangia emo, sguardo incazzato da 15enne doc.
Legge: “Mi serve il libro IO SONO MALATA”
Cerco nel catalogo, e niente. Guardo in IBS, e niente. Al che, mi viene un dubbio amletico.
“Scusa, mi fai vedere cosa hai scritto per favore?”
Leggo: IO SONO MALATA di Yusfaahhadhkefh o qualcosa di simile.
“Forse la tua insegnante intendeva dire IO SONO MALALA di Malala Yousafzai…”
“Boh…non so…ha detto così…”
“Il libro che cerchi è IO SONO MALALA, e Malala è una ragazzina pakistana candidata al Nobel per la Pace a cui hanno sparato in testa”
“Ah…ma quindi non è malata?”
“No, non una malattia virale. Ma le hanno sparato in testa”
“Quindi è meglio?”
…sabato mattina, giornata difficile…

2) Giovinastro strafottente, belloccio, brufoloso e baldanzoso quanto basta. Entra saltellando, mani in tasca, cappellino all’indietro. Ci fissa. Sorride. Sorridiamo.
“Avete il libro…(comincia a farci l’occhiolino, malizioso)…il libro LA RAGAZZA DI PUBE? Sapete…quella ragazza, il pube…mi hanno detto che è un po’ così insomma”
“Ti hanno detto male. Noi abbiamo LA RAGAZZA DI BUBE, di Cassola. Ti va bene lo stesso?”
Lo fissiamo, intensamente.
“OK”. Prende, sorride, porta a casa.

3) Ragazzina -ina -ina. Stucchevole e dolce, a tratti melliflua. Voce squillante. Ultrasuoni, il cane della signora a fianco spasima.
“Salveeee!!! Vorrei il libro EI FU. MATTIA PASCAL”
“Di Manzoni o di Pirandello?”
Panico. Paura e delirio nell’aria.
“No perché, EI FU è l’incipit della famosa poesia di Manzoni IL CINQUE MAGGIO (Ei fu. Siccome immobile), mentre il romanzo è IL FU Mattia Pascal”, abbiamo pietà di lei quindi le spieghiamo come stanno le cose.
“Ah beh, fate voi”
Facciamo, facciamo…

4) “Biblioteca buongiorno!”
“Buongiorno, non so se sto chiamando il numero giusto, ma volevo avvisarvi che c’è una paperella che cammina davanti alle porte del Castello” (per la cronaca, la Biblioteca si trova vicina a un Castello).
“Signora, questa è la Biblioteca, e noi che possiamo fare?”
“Ah, non potete fare niente per lei?”
“Se vuole le portiamo un libro, le facciamo compagnia”
“Dite davvero? Bene allora. Grazie”

5) “Questo audiolibro non si vede!”
“Certo signora, è un audiolibro. Audio…ha capito no?”
“Ho provato nel computer e anche nel lettore dvd e dvx…niente!”
“Perché è un AUDIOLIBRO…”
“Quindi lei cosa dice, è il mio computer o è la marca?”
“La marca, signora, senza dubbio. Il marchio di fabbrica. E’ tarato”

6) “Mi serve QUEL libro di QUELLO scrittore”
“Abbiamo tanti libri proprio di quello scrittore là”
“E dove sono?”

7) Peggio ancora degli adolescenti burberi che stringono nelle loro mani i foglietti sgualciti con i titoli dei libri da leggere, ci sono i genitori dei medesimi. Immolati alla causa, non sanno nemmeno di cosa stanno parlando, ma una cosa è certa: TU di certo lo devi sapere, ma alle loro condizioni. Madre, si ferma davanti al bancone, scruta a lungo, apre la bocca, decisa:
“Vorrei IL FU MATTIA PASCAL I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER”
Non discuto, mi alzo e vado a prendere i libri richiesti.
“Ma questi sono DUE”, sbotta la madre, basita
“Il fu Mattia Pascal è un libro, di Pirandello, mentre I dolori del giovane Werther è un ALTRO libro, di Goethe”
“Ma a me serve IL FU MATTIA PASCAL I DOLORI DEL GIOVANE WERTHER”
“Signora, sono due libri distinti, diversi. Non uno solo”
“MA mio figlio ha detto così”
“SUO figlio si sarà sbagliato. Le garantisco che sono due libri”
“Beh, controllerò in internet. Intanto non importa, grazie”
Offesa a morte. Nemmeno le avessi ucciso il gatto.

Ebbene, questi sono quelli che ricordo al momento. Mantengo l’articolo in aggiornamento…non si sa mai che saltino fuori altre chicche :D!