Frammenti dei frammenti di un discorso amoroso

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Nel 1977 esce in Francia, per le Éditions du Seuil, questo magnifico libro, Frammenti di un discorso amoroso (Fragments d’un discours amoureux), organizzato per 80 voci ordinate alfabeticamente, che inizia così:

“Nell’amorosa quiete delle tue braccia”

ABBRACCIO per il soggetto, il gesto dell’abbraccio amoroso sembra realizzare, per un momento, il sogno di unione totale con l’essere amato
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“Le parole non sono mai pazze (tutt’al più sono perverse): è la sintassi che è pazza”

“Nel languore amoroso qualcosa se ne va, senza fine; è come se il desiderio non fosse nient’altro che questa emorragia. La fatica amorosa è questo: una fame amorosa che non viene saziata, un amore che rimane aperto”

“Come geloso, io soffro quattro volte: perché sono geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo che la mia gelosia finisca col ferire l’altro, perché mi lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di essere come tutti gli altri”

ROLAND BARTHES
Critico letterario francese
12 novembre 1915 • 26 marzo 1980

Uno sguardo alla Francia: la “scandalosa” George Sand

tuttacronaca

BeFunky_Patriotic_3La scrittrice “passionale” di Francia ebbe una vita tumultuosa e spesso criticata dai ben pensanti del suo tempo. Nata Aurore Dupin, figlia di un militare, Maurice Dupin, e di Sophie Victorie Anotoinette Delaborde. I sue si incontrarono a milano dove Maurice fu promosso ufficiale durante la campagna d’Italia sotto Bonaparte. Il padre morì per una caduta da cavallo e la madre entrò in depressione. Così la piccola Aurore fu mandata a casa della nonna a Nohant. Qui imparò a leggere e a scrivere e ben prestò iniziò a vestirsi come un uomo. Aveva un temperamento ribelle e le piaceva la caccia e andare a cavallo. Alla morte della nonna Aurore ereditò la proprietà. Caduta in depressione la madre la portò in vacanza nel castello di Plessis-Picard, presso i coniugi Roëttiers. Qui conobbe il giovane barone Casimir Dudevant, si sposarono ed ebbero un figlio.

Ma il temperamento di Aurore la portò ben presto ad avere…

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Irène Némirovsky: il talento e il ricordo

In anni recenti la casa editrice Adelphi, lungimirante, ha pubblicato le opere di un’autrice fino a poco tempo sconosciuta in Italia, dotata di una straordinaria intensità narrativa, segnata da un crudele destino e finalmente riscoperta da lettori ed editori di tutto il mondo. L’importanza di Irène Némirovsky, nata a Kiev nel 1903 e morta ad Auschwitz nel 1942, appare di elevatissima portata da un punto di vista letterario, storico e psicanalitico: non è un caso se proprio a lei, nei giorni della Memoria, l’Assessorato alle Pari Opportunità di Napoli dedicò l’incontro del 26 gennaio 2008 presso l’istituto francese Le Grenoble, in cui fu ospite la figlia e curatrice Denise Epstein. Tragica esistenza per Irène, giovinetta appassionata di letteratura francese, con genitori ricchi e mondani poco inclini all’affettuosità, soprattutto l’odiata madre, la quale ritorna continuamente sublimata in tutte le opere della figlia. La Rivoluzione Bolscevica del 1917 spinge la famiglia a rifugiarsi in Francia, dove Irène vive felice circondata dal proprio talento artistico, dal marito Michel Epstein e dalle figlie Denise ed Elisabeth; purtroppo la furia nazista non risparmia nessuno e, nonostante la conversione al Cristianesimo, Irène e Michel vengono deportati e uccisi nell’inferno di Auschwitz. Il sogno così si spezza drammaticamente, ma un barlume di speranza splende a dimostrazione che l’amore e la bellezza delle parole possono sopravvivere alla rovina. Il dono della Némirovsky è racchiuso nei suoi splendidi libri, da leggere tutti d’un fiato, eleganti e torbidi: solo per citarne qualcuno, David Golder, Il ballo, Jezabel, La moglie di Don Giovanni, Un bambino prodigio, Il vino della solitudine, Il signore delle anime, Due, Come le mosche d’autunno e Suite francese, apparso postumo in Francia nel 2004 dopo il ritrovamento romanzesco del manoscritto: conservato in una valigetta dalle figlie e considerato un prezioso ricordo senza importanza letteraria, al momento di cederlo all’Institut Mémoir de l’Édition Contemporaine, Denise lo dattiloscrisse, finché la critica e saggista Mjriam Anissimov ne riconobbe il valore e insistette per la sua pubblicazione. Se dovessi operare una scelta, direi di immergervi nel mondo di Jezabel e di scoprire il mistero che avvolge l’omicidio di un giovane per mano di Gladys Eysenach, donna fatale, bellissima, adorata, vittima della propria mondanità e idolatria, in cui è facile scorgervi l’immagine della terribile madre di Irène. Da figlia a madre e da madre a figlia, dunque, nella realtà come nella finzione, al cospetto di un doloroso passato ma nella conferma e nella riconciliazione di un luminoso presente.